Chi ha detto che non si può cambiare il destino, forse non si è mai messo in gioco.
Io l'ho fatto.
Ho avuto delusioni, sofferenze, cadute durante il cammino. Ma comunque mi sono rialzata.
Ho deciso di proseguire su un'altra strada, senza fare progetti, ma provando a fare un passo alla volta.
I primi passi erano lenti, alzavo il piede e ci pensavo molto prima di poggiarlo in avanti.
Poi ho cominciato ad avere più sicurezza. Le gambe si sono fortificate e ora il passo è leggermente più sciolto.
Propositi per il 2015? tanti.
Sogni? tanti.
e allora che aspetto? andiamo avanti e vediamo che succede....
quattro chiacchere tra noi, qualche storia, qualche racconto
giovedì 1 gennaio 2015
cambiare si può
martedì 4 marzo 2014
saper volare
"Come si fa
ad essere liberi?"
Chiesi alla
mia guida. “Sei libera già, ma tu non lo
sai”
"Perché non
riesco a sentirmi libera?"
"Perché
ancora non sei passata attraverso il fuoco."
"Ma ci sono
già passata…"
"Allora devi
ancora calpestare i tuoi schemi rigidi di vita. Poi sarai libera."
"Ma non
diventerò poi una persona vuota?"
"No, perché
con la libertà starai volando e non camminando con la schiena piegata.Le persone che sanno volare non sono vuote, sono anime."
"Ti troverò
lassù?"
"Si, ma ora
ti sono accanto per farti salire."
giovedì 20 febbraio 2014
un abbraccio che protegge
“Una
leggenda popolare dice che servivano a proteggere le case”, spiega mia madre mentre
cammino vicino a lei.
Poco fa
sono rimasta colpita dalle due facce che sporgono ai lati di una finestra. Sono
volti femminili, curati in ogni particolare.
Avevo circa
dieci anni quando li vidi, mi chiesi se anch’io dovevo avere una maschera fuori
dalla finestra per proteggermi.
Proteggere la
casa, proteggere il proprio rifugio.
Un volto femminile perché la donna conosce
e cura il suo focolare. A casa disegnai,
su un grande foglio bianco, una faccia grande con tanti capelli, gli occhi però
li feci grandissimi, perché doveva pur vedere cosa succedeva fuori, ma la bocca
la feci rossa e sorridente.
Quelle
maschere non sorridevano però! forse
perché avere una faccia vuota serve a scoraggiare i ladri? Oppure serve a non
far vedere le tue emozioni?
Io la feci
sorridente. Poi l’attacchi sulla porta di casa.
Rimase lì
per parecchi giorni. Fino a quando capii che la casa è un non-luogo. Casa è
dove stai bene. Dove senti che puoi essere quello che sei, senza fingere o
nascondere le tue emozioni. Casa è un abbraccio lungo sorridente….
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martedì 18 febbraio 2014
un passo dietro l'altro
Inutile provare a dormire, tanto non ci riesco. Sai che
faccio? Esco.
Chiudo la porta e scendo giù per le scale senza far
rumore. Accompagno anche il portone per non farlo sbattere, perché è notte,
perché è tutto silenzio.
E adesso da che parte vado? Decido per il viale che è
illuminato dai lampioni.
E’ facile camminare, è mettere un piede avanti all’altro,
semplicemente. Le luci notturne giocano con i rami degli alberi, sembra di guardare tante ragnatele.
Ripercorro la piazza principale, lì c’è la mia scuola. Mentre
cammino, ricordo quando ci sedevamo tutti insieme sul muretto di fronte alla
fontana.
Strano come i ricordi vengono così all’improvviso. Salgono in testa e
si fermano sullo schermo della memoria.
Mi sembra di sentire il calore sulle spalle dei
pomeriggi assolati. Rivedo i volti di alcuni amici che ho perso di vista ormai
da tempo, seduti insieme a me, con una bibita in mano e sigaretta nell’altra,
stavamo ore a parlare di futuro. Avevamo tutti una voglia di crescere
velocemente. La questione era sempre quella: un giorno conquisteremo il mondo.
Continuo a camminare, inutile guardare quel muretto, c’è
un’assenza fragorosa di gioventù ormai.
Ti accorgi di essere cresciuto proprio quando la
questione cambia e non è più quella di conquistare il mondo, adesso è quella di
sopravvivere al mondo.
Un passo dopo l’altro. Avanti così. Le scarpe sono sbagliate,
ho già una caviglia che viene morsa dal cuoio. Cerco di camminare spingendo le dita del piede più in avanti, fino a
farle cozzare contro la punta della scarpa.
E’ facile, vedi? Sempre un passo dopo l’altro.
Arrivo alla piazza più grande, apro le braccia e guardo
la luna sopra di me. Buonasera! Guarda ci sono anch’io!
Nessuna risposta. Fa nulla. Adesso sto bene e la testa
è libera. Da tutti i pensieri, da tutti i ricordi.
Torno a casa, questa volta dormirò come facevo da
bambina.
lunedì 10 febbraio 2014
prenditi cura dei tuoi occhi come il mare
Dentro la
metro, ma a fine giornata. La folla si dilegua alla fermata della stazione
centrale, trovo un posto per sedermi.
Apro la
borsa e, come un cane da tartufi, cerco il cellulare. Inizio a scrollare le
immagini sul display, leggo frasi di amici, di poeti, di nuove situazioni
sentimentali. Mi accorgo di sorridere, perché è bello vedere come la vita sia
sempre in fermento. Come qualcosa possa cambiare anche in pochi minuti.
Alzo lo
sguardo e mi accorgo di una donna seduta vicino a me. Non saprei dire che età
abbia, le dita sono agili sul touchscreen, il suo viso concentrato. Riesco a
vedere i suoi occhi: chiari come una giornata al mare, i capelli sottili che le
scendono a piccole ciocche sul viso.
Anche lei tira
su lo sguardo e si volta verso me. Ha un viso triste. Occhi come un mare calmo,
profondi, ma fino alla tristezza.
Mi sorride
appena, ricambio il suo sorriso.
Dopo
qualche minuto si rivolge a me con un accento straniero dell’est, ma in
italiano corretto: “Per fortuna questi nuovi cellulari ci permettono di tenere
i contatti!” Sì, è vero. E’ proprio questo il lato bello della tecnologia,
quando dona un benessere democratico e facile per tutti.
Ma perché
quella tristezza? “Quanto vorrei ora abbracciare la mia famiglia e le mie
amiche! Mi mancano tanto!” La tristezza della lontananza. Il bisogno di un
abbraccio: ecco cosa dovrebbe migliorare la tecnologia! Penso dentro di me. Ci
si arriverà?
Un giorno
tutto cambierà, sono sicura che l’amore che provi per loro verrà presto
ricompensato. Le dico.
E i suoi occhi
si illuminano come il mare, ma questa volta come il mare alla mattina presto,
quando il sole è ancora fresco di colore, e ritorna a mirare il touchscreen.
Intanto è
arrivata la mia fermata. Mi alzo e mi fermo davanti alle porte di uscita. Vedo
lei che mi sorride e mi sussurra “Grazie! Buona serata!”
Buona
serata a te! E abbi cura dei tuoi occhi: quando metti qualcosa dentro la tua
anima, i tuoi occhi diventano splendenti…
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domenica 9 febbraio 2014
luce di assenza
Di solito preferisco non guardare.
Preferisco immaginare. Come adesso. Immagino che tu stia lì
ad aspettare il mio arrivo. Che ancora possa sentire il tuo abbraccio e il
profumo del pane in casa.
Ma fa tutto ciò fa parte ormai del passato. Del vissuto già.
Ma quella luce alla finestra ancora accende il passato.
E purtroppo il dolore
della tua assenza.
mercoledì 5 febbraio 2014
io non so leggere gli occhi
Il rumore
della pioggia fa compagnia nel silenzio dentro l’auto. Provo con un panno ad
asciugare il vetro. Il traffico è lento e le luci delle auto sembrano disegnare
un albero di natale lungo il nastro lucido dell’asfalto.
Passo il panno al mio amico seduto accanto. “Così tu
non sai leggere gli occhi? Come è possibile?” mi dice mentre tenta con forza di
asciugare il vetro, ma senza risultati soddisfacenti.
Poco fa ho avuto una accesa discussione con una donna
durante l’attesa dal medico. Era nervosa già quando è entrata nella sala di
ricevimento, e ha iniziato a dire che doveva entrare subito nello studio del medico, perché stava peggio di tutti quelli
che attendevano.
Io non ho risposto. Ma quando ha cominciato a
rivolgersi a me dicendo che si vedeva benissimo che non avevo malattie, ho
perso la mia calma.
Il mio amico mi ha tirato per il braccio e mi ha
trascinato fuori, dicendomi di lasciarla
stare, perché era una donna cattiva, lo si leggeva, appunto, negli occhi.
No, non so leggere gli occhi. Si dice che “gli occhi
sono lo specchio dell’anima”, ma non
sono capace di interpretarli.
So leggere i movimenti delle mani, il modo di camminare
o quello di reclinare la testa, ma non gli occhi.
Gli occhi sono per me un mistero. Sono troppo veloci
nei movimenti, nel girare attorno, nell’essere abbassati. Preferisco considerarli
come due registri di ricordi.
Guardi un particolare che ti colpisce e lo registri
nella tua memoria, ecco a cosa servono gli occhi. Ad ammirare, ad immaginare.
Ma non sono capace di leggere.
Per leggere dentro una persona, ho bisogno di sentirla
parlare e di abbracciarla.
Ecco: so leggere gli abbracci. E con gli occhi posso
ammirare i mille colori di gioia che esplodono intorno a me, colori immaginari,
odori dell’aria, sensazioni che solo un abbraccio sincero può dare.
Anche in una giornata bianca come
questa….
E così che ricordo i colori di quell’abbraccio che mi
manca. E ricordo il colore dei tuoi
occhi….
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