venerdì 11 settembre 2015

Usciamo a fare shopping? (...aiutatemi!)

“Voi donne amate lo shopping. Ma noi uomini no!”



Che ci crediate o no, anche una donna può avere dei problemi nel fare shopping.
Ad esempio: io.


Premessa: mi piace avere dei vestiti nuovi, o scarpe (più vestiti però!), ma l’idea di uscire e camminare in una strada affollata, a cercare un capo nuovo, mi fa venire l’ansia.
La mia idea di shopping ideale è avere un negozio tutto per me, il parcheggio per l’auto davanti all’ingresso, una commessa discreta, camerino grande con aria climatizzata e specchio con le luci giuste.
Troppo, vero?


Alla frase “Usciamo a fare shopping?” ad alcune donne si illuminano gli occhi, e la pelle del viso diventa di un rosa acceso. Io, invece, gli occhi li alzo al cielo e mi viene la faccia della Merkel quando parla dello spread, neanche mi avessero detto: “Ti butti dalla finestra per me, per favore?”
Faccio shopping solo se mi serve un abito, un capo particolare per un evento speciale, quindi solo per necessità di vestiario. Andare per negozi per me è una impresa epocale, che mi da senso di smarrimento e mi fa prevedere una crisi di nervi.


E allora come faccio ad entrare in un negozio? Semplice: attuo una mia strategia anticrisi emotiva:
evito gli store dove c’è una ressa di femmine, che sembrano delle arene dove le donne si trasformano in valchirie.


prima di entrare, assumo un atteggiamento da “donna invisibile”, così posso guardare quello che mi serve, cercando di non farmi notare da commesse che cominciano poi a seguirmi, per decantare quel vestito e dare i “consigli giusti”.


Per carità, avere consigli è bello! Ma sono pochi i commessi capaci di scegliere, al posto tuo, il capo giusto per misure e colore. E se mi capita di conoscerne uno, è facile che diventi una cliente fissa.
L’arte del saper consigliare, senza essere critici o invadenti, è sempre ben apprezzata da un cliente.


Ma se capita che mi serve un vestito, e cheil mio negozio preferito non ce l’ha?
Eh! purtroppo mi tocca andare in uno nuovo.
Dopo aver messo in atto la mia pratica di invisibilità, entro e mi dirigo subito verso il settore che mi interessa.
Scelgo uno o due capi AL MASSIMO! e  prego Nostra Signora Chanel dello Shopping per trovare un camerino libero.
Una volta esaudita la mia preghiera, inizia la parte più noiosa.


Mi spoglio e le luci bianche del soffitto, che illuminano impietosamente il mio corpo, riflettono nello specchio un’immagine pallida delle membra, con rughette sul viso; mi impongo di non guardare per non farmi prendere dalla voglia di fuggire e trasferirmi in una giungla, dove basta una tunica di pelle per coprirsi.


Provo il primo capo. E - sempre! - il cartellino del vestito, anzi, i due cartellini del vestito si impicciano nei capelli, e quando tiro l’abito in giù, questi restano girati all’interno, facendo grinze alte sulle spalle, capaci di far scomparire il collo.


Quando passo a provare il secondo capo, sono già distrutta e sudata, come se avessi fatto un’ora di palestra. E mentre mi sto finalmente rivestendo e già sento l’aria della libertà aleggiarmi sul viso, ecco che arriva la commessa, che urla da fuori un “Come va? Perché ci sono altre taglie in altri colori...”


Uscendo dal camerino-sauna, sbatto sempre contro una che sta nel corridoio a rimirarsi allo specchio, e che approfitta per farmi fa la classica domanda: “Scusi secondo lei mi fa il culo grosso?”
Ohdiomio!
“Assolutamente no!” rispondo mentre asciugo la fronte.
Ha ventimila capi da provare che sono appesi nel suo camerino, è inutile dire che quel vestito non va bene; perché sicuramente quella è una donna che non sa cosa vuole, e ha già deciso che comunque le “fa il culo grosso”.


“Signora è sudata, vuole un ventilatore mentre le porto gli altri diecimila vestiti?”
NO. Voglio uscire da qui.


E dopo essere scappata dal negozio, cerco subito un bar.
Ho bisogno di fare incetta di grassi e caffè, devo riprendere le energie per ricordare perché sto in giro per negozi….., ma soprattutto: DOVE HO MESSO L’AUTO!?


Eh cari uomini! Come vi capisco!
Per questo preferisco l’uomo che ama e fa molto sport, perchè a lui basta una tuta indossata su spalle larghe e gambe lunghe che… ecco fatto! E’ a posto.


Niente shopping, ma tanto amoooore ….:)


p.s. io non sudo nei camerini-sauna, io divento SPARKLING!



le strade affollate dello shopping... vai tu! io resto a casa










giovedì 3 settembre 2015

Non è al momento raggiungibile

Quello che non sopporto è quando lui è irraggiungibile.


Noi donne abbiamo un  po’  la mania di controllare sempre il nostro smartphone, ma anche il resto,  purtroppo! come ad esempio controllare cosa scrive e che foto posta i nostro uomo..


Io sono una di quelle che non spengono mai il cellulare, neanche la notte.
Perché? Semplice!
Perchè se mi dovessi svegliare improvvisamente, posso prendere lo smartphone e controllare cosa ha postato sui social. :).
E se trovo qualcosa che ha scritto, ecco che mi scateno a scrivere anch'io, e a rispondere al suo post, a twittare, a mandargli messaggi su WhatsApp (maledetta app!).
E lui? non replica. 
Perchè sei troppo impegnato a fare cosa? il cascamorto con un’altra?


No. Voglio dargli un’altra chance.
Il controllo è una mania, (si dice che sia solo femminile, ma non è vero)


Se ti chiamo, e sei irraggiungibile, è perché il tuo telefono è in modalità aereo.
Ecco, stai volando verso una nuova meta.
Oppure verso una tua nuova ...metà?
Magari stai solo riposando e vuoi staccare la spina, ma resta il fatto che sei irraggiungibile ed.ecco che mi faccio il film in testa subito.
Un film romantico, che sfocia nel sexy, e dove la protagonista non sono io ma un’altra...
Un film così ricco di particolari che quasi quasi mi cerco anche un agente e uno sponsor.

Oppure sei sotto una galleria, e quindi non prende la linea.
Poverino si è perso nella galleria del Monte Bianco da tre giorni!
Oppure è sotto la Manica!
Mi viene in mente di chiamare i pompieri, solo loro possono tirarti fuori dal tunnel e da quel silenzio totale che ormai non sopporto più.


E se fosse in una riunione a salvare la società e tutti i dipendenti?
Sei il mio eroe! Bravo! Sei bloccato da ore, giorni addirittura, in una mega riunione dove non sono ammesse interruzioni e smancerie. E’ un affare troppo grande e i soldi in ballo sono tantissimi. Il testosterone si respira nell’aria della sala riunioni e lui è pronto a sferrareun attacco al potere.
E presto, quando tutto sarà finito, la nostra vita sarà meravigliosa!


Oppure mi avrai dato un numero sbagliato?
Accidenti che sbadato che sei! Ora cerco di capire dove abiti, così ti raggiungo e ti citofono e mi dai il numero esatto.


Ma sei irraggiungibile solo per un motivo: stai facendo la corte ad un’altra.
Che sollievo, adesso l’ho capito e mi basta così. Mi metto l'animo tranquillo e non penso più ai miei film in testa...
E non importa, tanto domani sarà una giornata fantastica!

Ora mi butto giù a dormire, che sono ancora le tre….


p.s. abbattete quell’app di WhatsApp!


Uffa! ancora irraggiungibile ....



domenica 16 agosto 2015

Voglio diventare anch'io una carioca!

Una giornata per me, una giornata dedicata a me, perdendo tempo. 


Voglia di prendere un po’ di sole, ma con il traffico che impazza sul raccordo, preferisco andare in piscina.
Sdraiata su un lettino azzurro turchese, lucida di crema solare e con un libro nuovo da leggere poggiato a bordo ombrellone, mi rilasso guardando la gente che affolla lentamente il resto della piscina.

C’è il papà che si sente l’allenatore del mondo, che urla alla figlia in acqua di battere forte le gambe, mentre questa nuota sul dorso. Urla come  se stesse allenando una campionessa.
In effetti la bimba è veramente brava, ma provo pena per lei. Avrà meno di dieci anni ed è una giornata di sole e sta facendo vasche su dorso con un padre che urla istruzioni su come e cosa fare.
Sta dando le ultime battute prima di arrivare al bordo, e il padre urla: “Su il mento! SU IL MENTO!”   - ma solo a me da fastidio?
Lascio perdere l’allenatore e mi concentro su una tipa che si sta spalmando la crema un paio di lettini più giù. La riconosco subito: è la donna “carioca”. Chiamo così quel tipo di donna un po’ .. colorata.
Labbra e unghie di mani e piedi color rosso rubino, il bikini è nero, ma il pareo è coloratissimo per non parlare del cappello in paglia a falda larga.
I capelli sono leggermente ramati e lei attorciglia una ciocca mentre legge una rivista, o guarda con occhi sognanti il panorama.

Di fronte a me, al lato opposto, c’è un bel tipo. Fisico atletico, bei bicipiti e tartaruga ben in vista. Insomma un dio greco sceso in terra, ma che è rimasto ancora dio!
Si alza dal lettino in modo atletico e scattante, facendo guizzare i muscoli delle gambe. Si avvia verso la doccia e si tuffa in piscina, iniziando una serie infinita di vasche a stile libero.

Dal dio greco, lo sguardo passa al bagnino. Anche lui atletico, muscoli scattanti e – finalmente! – sorridente. Si avvicina a me chiedendo se è tutto a posto: lettino, ombrellone….
Si tutto a posto, solo una cosa che non va: l’età. Magari avessi qualche anno di meno!
Ma questo non lo dico, lo penso soltanto.

Nel frattempo, mentre indugio sulle prime pagine del romanzo, il dio greco si ferma.
Appoggia le braccia lunghe sul bordo piscina, cercando di regolarizzare il fiato.
La donna carioca lo fissa subito, si alza con movenze molto femminili, sembra fatta di burro, con curve messe “nei punti giusti”. Con andatura stile “gelatina” si avvicina al bordo e si siede. Prima di infilare un piedino grazioso dentro l’acqua, guarda il dio greco ansimante e gli chiede: “E’ fredda l’acqua?”  Lui gira lo sguardo, mentre fa scivolare le mani sui capelli scuri e bagnati per tenerli indietro, e gli risponde semplicemente “Per me è calda. Ma io ho fatta trenta vasche…” Lei sgrana gli occhi e risponde: “Cioè l’acqua diventa calda dopo trenta vasche? E non si può fare qualcosa?”
Ohdiomio!!! Ecco cosa adoro della donna “carioca”: la capacità di dire cose stupide senza perdere sensualità.
Il dio greco sorride, e risponde che comunque l’acqua è calda. Lei continua: “Forse è bene che prenda una tavola di gomma per poggiarmi, non so nuotare bene e mi bagnerei i capelli, mi può passare quella vicina a lei?” Il dio greco, sempre sorridendo, porge una tavoletta color rosso. “Oh grazie! Sa preferisco il rosso, per questo ho voluto questa!” cinguetta la “carioca”.
Wow! Sto prendendo lezioni di sensualità: è così che si abborda un dio!

Lei scivola lentamente dentro l’acqua – proprio come il burro in una padella calda! –, si appoggia mollemente sulla tavoletta rossa, sbattendo le gambe piano. “Uh! Che pensa, mi fare bene alle gambe?” -  “Sicuro! Ma le sue gambe sono già belle così!” risponde il dio greco.
Ecco, io pecco in questo: non sono brava a fare la donna “carioca”. Prendo appunti.

Il dio greco continua a respirare profondamente, la “carioca” sguazza felice ogni tanto si danno un’occhiata fugace e si sorridono. Pare che tutto stia filando liscio sotto il sole!

Ma poi il dio si dirige con due bracciate verso le scalette, esce dalla piscina lisciandosi ancora una volta i capelli nero ebano con le sue mani perfette. Con camminata sicura, da farti perdere la testa, si dirige verso il suo lettino.
Lei continua a sgambettare dentro l’acqua, e noto che ci rimane male.
Ricordatevi che alla “carioca” piace stare al centro dell’attenzione!

Nel silenzio si sente un cellulare che squilla, il dio greco guarda il display e risponde con un sorriso talmente abbagliante da provocare incidenti agli automobilisti in fila sull’ardeatina: ”Ehi Amore aspettavo di chiamare, non ti volevo svegliare”
Ecco! Ha una compagna, sicuramente è Artemide. Il destino vuole così: i meglio sono sempre già presi.
Pazienza.

Domani andrò al mare, magari lì ci sarà da divertirsi di più e prendere altre lezioni di sensualità.

…E mi vestirò con pareo colorato e labbra rosso rubino…funzionerà?

  
Foto di "If Art could talk" tumblr_mm7toomZZJ1rkoplbo1_1280




martedì 11 agosto 2015

Non basta: voglio dirti di più


Buon compleanno! E’ così facile da dire, ma a me non basta.

Buon compleanno alle tue risate forti, alle tue pazzie e ai tuoi infiniti sogni.

Buon compleanno alla tua voglia di vita nel sole e nell’azzurro del mare.
Alla voglia di fare l’ultima nuotata al tramonto. A voler accendere il falò sulla spiaggia quando è notte.

Buon compleanno alle corse in macchina, alla tua voglia di urlare e ridere nella velocità.
Alla tua pazienza di insegnarmi a guidare e darmi sempre i consigli giusti.

Buon compleanno a tutte le volte che mi hai sollevato da terra e mi hai incoraggiato  a stringere denti e pugni per non rimanere chiusa nell’angolo.

Buon compleanno a tutte quelle mattine che mi facevi trovare dei fiori sul tavolo della cucina e mi ripetevi  “è per vederti sorridere, perché quando sorridi fai del bene a te, e agli altri”

Buon compleanno a tutte quelle volte che mi hai abbracciato, che mi hai perdonato e che mi hai asciugato le lacrime.

Buon compleanno a tutta la tua vita, e a quella che mi hai dato.

Buon compleanno a te perché eri il mio migliore amico.
Ora mi mancano da morire le tue esplosioni di vita, i tuoi balli sfrenati con gli amici,
le dediche d’amore alla tua donna speciale.

Buon compleanno a te grande amico mio.

Buon compleanno papà!


venerdì 7 agosto 2015

quel muretto degli amici

Un appuntamento fisso con i ricordi.
Per me è questa l’estate, soprattutto se sono in città e i rumori della strada cominciano a spegnersi, giorno dopo giorno.


Stando in ferie, si ha più tempo per se stessi, per rinfrescare la mente e pensare ai giorni passati.


Ricordo quel muretto che la sera era popolato dagli amici. Ricordo che sedevamo tutti sopra, chi con una sigaretta in mano, chi con una lattina di coca-cola, con le gambe a penzoloni.
Si parlava del film visto al cinema, della giornata al mare, e anche della ragazzetta o ragazzetto che ci aveva lanciato uno sguardo sulla spiaggia.
Si rideva per qualche barzelletta, anche se era stupida, perché tanto avevamo tutti l’animo leggero e gonfio di gioventù,  come le nostre magliette bianche sui jeans sdruciti.


Eravamo sempre tutti in gruppo pure al bar a prendere un gelato. Allora le gambe si allungavano, premendo la schiena all’indietro sulla spalliera della sedia.
Oppure tutti insieme correvamo dietro ad un pallone, e le nostre gambe erano come compassi impazziti sulla piazza.


Ricordo il caldo delle mura dei palazzi, rovente invece era la sabbia al mare.
Ricordo l’odore acre della miscela dei motorini e il profumo del dopo-barba degli amici.
Ma poi siamo cresciuti e ci siamo persi di vista.


Ora quel muretto non c’è più, è stato abbattuto per fare spazio ad un parcheggio, ma quando passo lì ancora vedo i visi di tutti. Il viso di Er Campana, quello di Cicci, di Cerino ….
tutti con un nomignolo, mai il proprio vero nome.
Anzi: non ho mai saputo i loro veri nomi.
Ma erano miei amici, e ci si faceva compagnia in quelle nottate, ci si incoraggiava a vicenda nei progetti per il futuro


Quanto mi mancano i nostri sogni……

domenica 5 luglio 2015

Principe azzurro Vs Bionda in cabriolet

E se sognare non è proibito, allora sogniamo!


Mettiamo in chiaro una cosa da subito: il principe azzurro non esiste e lo sappiamo già.
Tanto meno poi se hai superato “‘na certa età”,  allora dico che il principe brizzolato non esiste.
Ma come voi uomini continuate a sognare le bionde, noi donne continuiamo a sognare i principi.
Azzurri, biondi o mori, che arrivino a cavallo o guidando un carretto, a noi donne non importa: quello che ci interessa è il carattere del nostro uomo dei sogni, il suo modo di fare e il rispetto per gli altri.  Insomma un principe nelle maniere e del saper vivere.


Ci chiedono spesso perché cerchiamo un principe azzurro, o perché speriamo di incontrarlo.
Già, perché?
Forse perché da piccola ho visto troppi cartoni animati con il classico finale “... e vissero tutti felici e contenti” (anche se ora mi chiedo: ma chi vissero felici e contenti? Loro due, o gli altri? ma questo è un altro punto di vista…)


Anche se noi donne siamo riuscite a conquistare nuovi traguardi nell’ambito lavorativo e sociale, ancora oggi è probabile che siamo affascinate dall’immagine del principe azzurro, perché è quel tipo di uomo che vorremmo avere al nostro fianco, che cammina insieme a noi e fa il tifo per i nostri successi.
Voi uomini sognate di guidare un’auto sportiva, con bionda seduta dentro (credo che la diano anche optional), noi desideriamo l’uomo che arriva e ci salva da una situazione difficile, che ci dice guardandoci negli occhi “tranquilla, ci penso io”, ma senza pestarci i piedi, perché siamo donne moderne, e vogliamo sempre il nostro spazio.
E sapendo che nella vita reale il principe azzurro non viene a salvarci, ci solleviamo da sole, perché la vita ci ha forgiato l’anima e siamo capaci di vedere rosa anche dove c’è l’oscurità.
Abbiamo i piedi per terra, per fortuna, e se questi sono infilati dentro le nostre scarpe preferite con il tacco, tanto meglio; perché  continuiamo a camminare e a vivere la nostra vita quotidiana lo stesso, a svolgere il nostro lavoro qualunque esso sia, bello o brutto, interessante o noioso..


E quando usciamo con le amiche, ci piace ancora metterci in tiro, perché non si sa mai, potremmo incontrarlo proprio in quel locale dove stiamo andando. e ci piace pensare che in qualche parte del mondo (stavo per dire universo, ma mi sembrava un po’ troppo grande e avvilente!) lui c’è, esiste, e magari sta girando l’angolo ed entrando nello stesso locale, e ci guarderà con occhi che sembreranno due laser nel buio, sicuro di se.


Alcuni antropologi sostengono che la figura di questo mito femminile, disegnata con un fisico atletico, magari biondo (tié! così pareggiamo i conti con voi)  evoca sensazione di freschezza, di gioventù e di benessere. Insomma una teoria un po’ complessa, ma noi donne siamo complesse, e le cose semplici non ci piacciono. Perciò cari maschietti fatevene una ragione.
Se parliamo del principe azzurro, se sogniamo ancora il cavaliere che ci apre la portiera dell’auto, che ci dona la sua spalla su cui piangere e ci dice risoluto “tranquilla, ci penso io!” beh! non biasimateci.
Non pretendiamo che siate perfetti come lui, ma lasciateci sognare.
E se vi annoiamo con questa storia, allora siete autorizzati a sognare la vostra bionda seduta accanto a voi nella cabriolet sportiva, mentre sfrecciate lungo le strade costiere.


Però ricordatevi di pagare prima il conto del  ristorante e di lasciarci le chiavi dell’altra macchina, quella reale, parcheggiata fuori.



Una coppia da sogno; un principe azzurro e una bionda...


domenica 7 giugno 2015

Chef pensaci tu ai fornelli!

Il caldo è una sfida che combatto a suon di frullati, ed è ora di comprare un nuovo frullatore. Ma solo quello! per Masterchef c’è tempo...

Sono dentro un megastore di elettrodomestici per la casa. Lo sguardo corre lungo gli scaffali bianchi, pieni di robot per la cucina. Sono tutti ordinati e pericolosamente bellissimi.
Io non amo cucinare, ma vedere tutti quei pezzi in acciaio, accessoriati di  trabiccoli particolari, mi fa venir voglia di diventare cuoca, comprarne qualcuno e poi correre a casa ad impasticciare con farina, uova e quanto altro che faccia “volume e sapore”.

Un commesso mi viene incontro chiedendomi  se può essere di aiuto. Certamente! voglio un frullatore e poi un “qualcosa” che impasti farina uova e quanto altro che faccia “volume e sapore”.
“Ho quello che fa per lei! Mi segua” mi dice con occhi brillanti. Un po’ troppo, ma do la colpa alle luci bianche del negozio, al fatto che è troppo giovane, e magari ha bevuto birra a colazione.
Lo seguo lungo un corridoio dove incrocio altre persone che osservano, in religioso silenzio, i vari utensili esposti. Passo senza far rumore, in punta di piedi.

Ci fermiamo davanti ad un bancone - tipo penisola da cucina - con un armadio vicino. Sopra al bancone c’è un robot da cucina scintillante, con due contenitori, uno in vetro e l’altro in acciaio. Il commesso preme un tasto e poi un altro sul display.
Una serie di led ad intermittenza prende subito vita, le lucine si accendono come un albero di natale. Il display fa un conteggio strano e poi si ferma a zero.

“Ecco, le sto per presentare l’ultimo robot nato per la cucina perfetta. Non potrà più farne a meno. Con questo può fare frullati, frappè, impastare e cuocere!”, mi illustra con un sorriso largo, quasi a toccare le orecchie. Rimango ipnotizzata da tutte quelle lucine e sono mossa dalla voglia di premere tutti quei pulsanti digitali, peggio dei bambini.

Lui lo capisce, “Adesso guardi cosa fa questo gioiellino, le faccio un paio di dimostrazioni”. Mentre apre gli sportelli dell’armadio, intorno a me si è formato un capannello di persone incuriosite. Sento qualcuno che mormora un “Ohh! è lui!”.
Sembra che sul quel bancone non ci sia un robot, ma un divo del cinema, solo che io non so chi è e cosa faccia.

E mentre ascolto i mormorii vari, il commesso ha già tirato fuori un sacchetto di farina e una bottiglia di acqua. Prende il contenitore d’acciaio, lo incastra nel robot e ci butta dentro prima la farina e poi un filo d’acqua, dopo aver digitato sul display, il programma parte.

La planetaria inizia a scuotersi come se ballasse e la frustra è velocissima. “Caspita che frusta veloce” dico ammirata, e lui subito mi riprende: “Signora! non è una frusta, e un gancio a spirale che si utilizza per ottenere impasti compatti ed elastici”
Uh! mi scusi, e intanto sento un mormorio divertito alle mie spalle.

“Ora guardi questo” toglie la planetaria dal robot, ne tira fuori un’altra dall’armadio, cambia il gancio a spirale e mette quella che secondo me è un’altra frusta.
“Esatto! questa è una frusta a filo grosso per montare a neve gli albumi, oppure per fare composti soffici e spumosi” e incredibile! dall’armadio tira fuori quattro uova, le spacca sul bordo della planetaria, riuscendo a togliere il tuorlo, poi accende il robot e tutto comincia a vibrare e girare. Un altro “Oooh” di ammirazione si solleva dalla folla. Io, per essere diversa da loro, urlo un Olè!.

Poi preso dal momento di attenzione generale e di autogloria per la dimostrazione, il commesso prende dall’armadio un altro gancio, detto a “mezzaluna”. Cambia un’altra volta la planetaria, prende altre quattro uova, che rompe con abilità, e premendo un tasto fa iniziare le manovre per impastare e cuocere allo stesso tempo.

Altra ovazione generale. Tutto bellissimo! Solo che io vorrei un frullato.
“Ma certo che fa i frullati” (altri sorrisini maliziosi alle mie spalle: per loro sono la pivella del gruppo!) e lui inserisce finalmente il contenitore in vetro.
Dall’armadio tira fuori una mela, che spacca in quattro usando un grosso coltello, getta i pezzi dentro il contenitore, poi prende una specie di frusta con lame sottili, la inserisce nel manico del robot e aziona il tutto.
La mela è scomparsa, al suo posto c’è un frullato perfetto e vellutato. Questa volta non c’è ovazione, il frullato non fa presa sulle emozioni dei cuochi.
Sono circondata da esperti di cucina purosangue, e io sono sola. In questo momento non mi potrebbe salvare la pelle neanche tutti i condomini del mio palazzo, quando litigano in assemblea.

E francamente non ne posso più di tutte queste esibizioni, mi giro per andarmene via, mentre il commesso è preso d’assalto dalle domande di tutte le persone che hanno assistito alle dimostrazioni. “Può cuocere il ragù?”,  “Ma per fare la pizza, posso poi sbriciolare il lievito di birra mentre impasta?”

Vedo su uno scaffale un frullatore, semplice, con un bel contenitore di vetro a barattolo che brilla sotto le luci. “Ok allora prendo questo!” urlo al commesso. Si girano tutti a guardarmi come se avessi detto una parolaccia, ma l’attenzione su di me dura poco, sono troppo presi a far domande su quella magnifica macchina che brilla  sul bancone.

Ma mi sento vittoriosa e con passo baldanzoso mi dirigo alla cassa per pagare.

Intanto datevi una calmata, che Masterchef vi sta facendo male!

(p.s. però ricordatevi di invitarmi a cena!)


Benvenuto frullatore nuovo!!!!




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